
L'ACCIAIO NON MENTE, NEANCHE NOI
Abbiamo frequentato cosi tanto l'acciaio, che ora gli assomigliamo. E ne abbiamo fatto un manifesto.

1 / RESISTENZA
L'acciaio regge carichi che altri materiali non sopporterebbero. Quasi sessant'anni di attività, tre generazioni, i cambiamenti del mercato, le crisi che hanno ridisegnato l'industria manifatturiera italiana: eppure siamo ancora qui. Perché una certa ostinazione nel fare bene le cose — quella che Beppe ha messo nel DNA di questa azienda, non si perde per strada.
2 / TRASPARENZA
L'acciaio è quello che sembra. Lo puoi misurare, testare, certificare.
Non ha zone d'ombra, non si maschera. Lo stesso vale per il nostro lavoro.Nessun costo nascosto, nessuna promessa che non possiamo mantenere. Quello che diciamo è quello che facciamo.
3 / PRECISIONE
L'acciaio non ammette approssimazioni.
Un millimetro sbagliato è un pezzo da rifare.
La cura per il dettaglio è il punto di partenza, e di arrivo, di ogni commessa.
4 / DURATA
L'acciaio resiste al tempo, all'usura, agli agenti esterni. Non si deteriora, non cede. Quasi sessant'anni di attività sono la prova che il nostro modo di lavorare regge nel tempo. Come le relazioni con i nostri clienti: molti di loro sono con noi da decenni. E ancora continuano a sceglierci.
5 / DUTTILITÀ
L'acciaio è duro, ma si lascia plasmare. Cambia forma senza perdere la propria natura. Prototipi, piccole serie, urgenze, lavorazioni fuori standard: non ci tiriamo indietro. Le commesse difficili non ci spaventano, spesso sono quelle che ci riescono meglio. Flessibili nelle soluzioni, solidi nei risultati.
Le origini
Beppe Bordoni, all’anagrafe Bonfiglio, impara il mestiere osservando le mani degli altri. Figlio di un falegname, entra giovanissimo, a soli 12 anni, nella bottega di Silvio Camurri — che diventerà suo suocero — e lì, tra ferro e officina, trascorre più di venticinque anni. Impara facendo e sbagliando. Nel 1960 sposa Mafalda e dalla loro unione nascondo Paola, Silvio e Francesca.
Nel 1967 Beppe decide di mettersi in proprio. Sono anni in cui ci si lancia senza paracadute, con una famiglia da mantenere e un mestiere da reinventare. Nel 1968 nasce la Bordoni Bonfiglio, specializzata in carpenteria metallica, un settore allora poco esplorato, ma ricco di possibilità per chi sa interpretare i tempi e il proprio territorio.
Le origini
Beppe Bordoni, all’anagrafe Bonfiglio, impara il mestiere osservando le mani degli altri. Figlio di un falegname, entra giovanissimo, a soli 12 anni, nella bottega di Silvio Camurri — che diventerà suo suocero — e lì, tra ferro e officina, trascorre più di venticinque anni. Impara facendo e sbagliando. Nel 1960 sposa Mafalda e dalla loro unione nascondo Paola, Silvio e Francesca.
Nel 1967 Beppe decide di mettersi in proprio. Sono anni in cui ci si lancia senza paracadute, con una famiglia da mantenere e un mestiere da reinventare. Nel 1968 nasce la Bordoni Bonfiglio, specializzata in carpenteria metallica, un settore allora poco esplorato, ma ricco di possibilità per chi sa interpretare i tempi e il proprio territorio.


Il territorio
Rolo è un piccolo paese di confina tra Emilia e Lombardia, tra Reggio, Modena e Mantova. È il tipo di posto che non appartiene del tutto a nessuno, e forse per questo sviluppa una sua intelligenza propria: quella di chi deve fare i conti con culture diverse, tradizioni diverse, modi diversi di intendere il lavoro.
Dal Settecento le botteghe rolesi si affermano come punto di riferimento nell’intarsio ligneo. All'inizio del Novecento, a Rolo, si producono ogni anno dai sei ai settemila tavoli. Una tradizione e un'arte che è prima di tutto un modo di guardare la materia: rispettarla, ottimizzarla, trasformarla in qualcosa che duri.
È in questo humus che la Bordoni Bonfiglio mette radici e produce i suoi frutti.
Certificato di qualità
Il metodo
Beppe trascorre la sua intera esistenza nell’officina. Quando batte il ferro canta.Sulle notte del Barbiere di Siviglia, la materia viene forgiata e piegata. La precisione diventa una postura, un rigore autoimposto. Il prodotto, certo, racconta della bravura e della perizia di chi lo produce, ma ancora di più della sua dedizione.
Quello che Beppe definisce, in primis con il suo esempio, è un’attitudine, un modo di stare nel lavoro, caratterizzato da un’ostinata determinazione nel trovare soluzioni dove altri vedono soltanto problemi. Finché non si imbocca la strada giusta, provarci e riprovarci è la strada giusta.


Nuova generazione
L’officina è, allo stesso tempo, un campo di gioco per i suoi figli, che trascorrono l’infanzia tra i banconi, contando i pezzi. Riconoscono il rumore del ferro, la consistenza, la temperatura, giocano con i trucioli. Creano spade e orpelli.
È un mondo fantastico, dove all’idea è concesso di diventare forma.
Nel giro di pochi anni, il campo da gioco diventa luogo di lavoro. Oggi l'azienda è guidata da Paola, Silvio e Francesca e già si avvia la terza generazione, con Federico, Andrea e Tommaso. La continuità va oltre il cognome: ciò che guida è la stessa onestà, la stessa generosità nel lavoro, la stessa convinzione incrollabile che fare bene sia l'unico modo possibile di fare.
Nel 2002 l'introduzione del taglio laser segna una svolta: la velocità cambia, la cura no. Nello stesso anno viene avviata la collaborazione con SSAB, azienda svedese leader nella produzione di acciai ad alta resistenza e oggi uno dei pilastri del lavoro di Bordoni Bonfiglio. Lavorare i loro acciai su spessori che vanno da 0,8 a 20 mm significa confrontarsi con materiali che non perdonano imprecisioni.
Riconoscimenti
La collaborazione con SSAB, avviata con l'introduzione del laser, apre le porte ai mercati internazionali. Nel 2009 la Bordoni Bonfiglio arriva alla finale dello Swedish Steel Prize - unica realtà italiana dopo Fiat - grazie alla progettazione della nebulizzatrice agricola Albatros, realizzata insieme alla Andreoli Engineering: meno peso, meno costi, più intelligenza applicata alla materia. Un riconoscimento che nasce, come spesso accade in Emilia, dalla collaborazione tra imprese vicine e dalla capacità di fare sistema e di mettere a frutto i talenti di ciascuno.

La squadra Bordoni
Il nome di un’azienda racconta solo una parte della storia. L’altra la scrivono le persone che, negli anni, hanno abitato questi spazi, tagliando, piegando, lavorando l’acciaio. La seconda famiglia di un’azienda - quella che non si sceglie per sangue, ma per fiducia reciproca - cresce nel tempo. Si solidifica, si amalgama. Ognuno porta una parte di sé: una qualifica, un talento, un’intuizione. Una squadra rodata dura quanto una giuntura ben saldata.


























